Skip to main content

Posts

Qui si vede Bucalosso, dragon di Romagna.

Bucalosso non era di nobile origine; ci duole per i cuori adorni, ma la colpa non era sua nè nostra. D'altra parte lo stesso nome lo rivela: Bucalosso. Dal qual nome si potrebbe anche arguire ch'egli avesse non ignobile parte in qualche sala anatomica; ed infatti di anatomia si intendeva, ma alla pratica, per le quotidiane contingenze. Era un sezionatore di gran vaglia, ma non si esercitava sui bipedi, preferiva i quadrupedi. Quaranta, de' suoi cinquant'anni, li aveva spesi al macello: ecco tutto. Tale professione necessaria, perchè l'umanità nobilissima tanto più si eleva nello spirito del mondo quanto più si sazia di carne, lo aveva fatto torvo. Quadrato e muscoloso, anche, come tutti gli uomini dell'arte sua. Ora nella Città del Capricorno, Bucalosso era una istituzione, insieme ai figli. Ne aveva sei: Libero di Bucalosso, Alvaro detto Tripoli, il Cagnaccio, Mazzini detto la Vigna, Danton detto il Pantalone e Garibaldo. Quest'ultimo era biondo mentre tu…

Ed ecco che il buon gigante ridiventa lo zio Giovanni, nel giardino di Spadarella.

Rigaglia passeggiava nel cortile. Tok... tok... tok... tok!... Il Cavalier Mostardo non aprì gli occhi ma vide il lume dell'alba e il suo nemico domestico. Ecco un tonfo sordo di scarponi ferrati, giù, nel cortile: la sua sveglia quotidiana. E pensare che egli poteva dirsi ormai una persona perbene e aveva tuttavia alle costole quel giannizzero!... E disfarsene non poteva. Il passo si avvicinò. Rigaglia bussava alla porta. — Chi è? — Io. — Che cosa vuoi?... — Oggi è lunedì. Andiamo al mercato? — Ma va all'inferno!... Rigaglia non parlò più. Ristette un poco e poi si udì ancora, e questa volta per l'entrata, un: Tok... tok... tok... tok!... Il suono dei suoi scarponi fenati. Tornò il silenzio. Mostardo volle saper l'ora. Erano le quattro e il sole era sui tetti. Da uomo sollecito non pensò a riprender sonno, pensò: — Ora vado da Spadarella! O la trovo nel giardino o la desto. Volle cominciare serenamente; dimenticare, per un mattino, la lotta che doveva sostenere. Aveva …

HIS FIRST DAY ON BOARD SHIP.

“Well, Tommy,” said my father, “as the ship will soon be leaving I had better be off, as I do not want to go to Australia with you. God bless thee, my son. Be a good lad; do not forget your prayers; remember to write to us as often as you can send a letter”—and here his voice breaking, he ceased and stooped to kiss me; but I drew away. I did not like to be kissed by my father in the presence of the little bunch of midshipmen who were viewing us from near the wheel. I feared they would regard it as an unmanly act, and sneer at me afterwards as being girlish. My father, with a sad smile, squeezed my hand and left me. Little boys are often very sensitive on points of what they consider manliness. They will laugh at this weakness when they grow older, but I think it is wise to humour them. I afterwards heard—but I did not then know—that my father when he stepped ashore walked straight to the building that was then called the Brunswick Hotel, and posting himself at a window where I could …

HE BEGS TO GO TO SEA.

My name is Thomas Rockafellar; father and mother always called me Tommy, and by that name was I known until I grew too old to be called by anything more familiar than Tom. I have seen people look at one another, and smile, perhaps, when they have heard the name Rockafellar mentioned as that of a family; but I here beg leave to state that the Rockafellars are an exceedingly ancient race, who, if they do not claim to have arrived in this country with William the Conqueror, can excuse themselves for not having landed with that chieftain by being able to prove that they had been many years established when the keels of the Norman galleys grounded on the Hastings shore. EBENEZER ROCKAFELLAR. Amongst my ancestors were several sailors, who had served the king or queen of their times in the navy of the state. A portrait of Ebenezer Rockafellar, who was a rear-admiral in the early years of George the Second’s reign, hung in the dining-room at home, and represented a face like that of the man …